Crea sito

Reader Interactions

Comments

  1. Alessio Farina says

    1- Cosa riprende Plotino da Platone (a parte la realtà trascendentale)?

    Plotino riprende da Platone essenzialmente la cosmologia o teoria delle idee (vedi punto 4). Riesce però a mescolarla con i contributi di Aristotele, Eraclito e altri pensatori. L’impianto morale di Plotino è platonico, anche se la conclusione è originale del suo pensiero. (vedi punto 4).

    2-Cosa intendono quando dicono che Plotino vuole mostrare che le teorie di Aristotele funzionano/hanno senso all’interno del sistema platonico?

    L’Uno è inteso come Forma, atto, sostanza, causa prima, la Diade come Materia, potenza, ricettività. La teoria delle idee platonica è quindi integrata con la l’ontologia aristotelica. L’impianto di fondo resta però platonico.

    3- Perchè la materia è il male?

    Plotino ha l’esigenza di ridurre a un unico principio la cosmologia di Platone, il cui impianto resta dualista.
    In effetti Platone pone all’origine dell’universo l’uno come principio ordinatore sulla diade. Un po’ come succedeva per Anassimandro infatti abbiamo due principi di cui uno è il principio ordinatore o Logos (Nus per Anassimandro) l’altro definito come “due” rappresenta in realtà l’imperfetto, il caso, ciò che ha bisogno di essere determinato. Dall’azione dell’Uno sulla Diade nascono prima le idee matematiche uno, due, tre che esprimono anche forme geometriche: punto, retta, piano ecc. e poi a caduta le altre idee. Platone poi aggiunge un terzo principio creatore (il Demiurgo) che guardando alle idee da forma alle cose partendo dalla materia. Quindi i principi creatori sono quattro. Se ricordi bene però l’Uno coincideva con l’idea di Bene. L’indeterminato, infinito, imperfetto era per i greci infatti “sbagliato” quindi in questo senso male. Per contro l’uno, come del resta l’essere sferico parmenideo, era perfetto in sé, compiuto, circolare ecc. ecc. Anche per Aristotele i principi sono due forma/materia
    Plotino riprede in parte questo schema laddove però necessita di mettere ordine. Egli riprende la dottrina aristotelica della materia e della forma (rispondo così al punto due) perché crede che le due prospettive siano in realtà integrabili. L’uno rappresenta chiaramente l’atto, la forma, la sostanza prima e la causa di tutte le cose. La materia la potenza pura, ricettività. Fin qui Aristotele
    Giunti a questo punto Plotino procede per coppie di contrari. Se l’Uno era infatti anche l’idea di Bene per Platone, la materia, sarà allora privazione assoluta di bene e dunque male. La materia è perciò il male (anche per Platone) a tal punto che compito dell’anima è allontanarsi dai piaceri terrei.
    La materia deve tuttavia sussistere non come principio a se stante, ma come generata dall’Uno. Plotino ricorre allora alla metafora del sole. L’uno è come il sole (leggi gli influssi di Eraclito che poneva come principio il fuoco) da esso per emanazione procedono le cose. Come il fuoco genera il calore per “sovrabbondanza” così L’uno genera le cose. L’uno dunque è principio creatore, ma non crea per volontà o scelta. Posta la sua esistenza vengono poste le condizioni della creazione delle cose.
    Cos’è dunque la materia? Come le tenebre sono la totale privazione di luce, il punto in cui la luce non arriva più, questa è l’ultima ipostasi dell’Uno. Totale assenza di forma, sostanza, atto. L’uno è il bene, la materia è il male.

    4- Virtù contemplative?

    Mentre il movimento che dall’uno arriva alla materia passando per l’intelletto (logos), l’anima (coscienza), il corpo (materia) è un movimento necessario, immediato e automatico, il movimento di risalita dai molti all’uno è operato dall’anima singola come esercizio. In questo senso è una virtù. L’idea che il corpo sia fonte di allontanamento dalla perfezione è un’idea platonica, come platonico è l’impianto di fondo della morale. Ti ricordo che per Aristotele l’anima era funzione del corpo sono un’unica cosa non separabile. L’atto è l’anima il corpo è la potenza. L’atto realizza tuttavia la potenza. In altre parole l’anima è la realizzazione del corpo la sua funzione specifica. Platone invece è lontanissimo da questa idea è per lui il corpo è fonte di corruzione dell’anima. (rispondo anche così al punto 1).
    Per cui la virtù dell’anima è contemplare l’Uno. Dall’anima è scaturito la terza ipostasi o corpo a cui l’anima s’è voluta legare VOLONTARIAMENTE (non mi hai chiesto di spiegarti come si passa dall’Uno ai molti e non l’ho fatto, ma nel riassunto qui lo trovi). Questo vuol dire che l’anima che per sua natura tende all’Uno ha bisogno di separarsi gradualmente dalla corporeità e quindi anche dall’illusorietà dei piaceri materiali. Egli si accosterà dunque dapprima al bello, poi al bene e via via alla filosofia come conoscenza dell’Uno. L’atto razionale tuttavia è un atto che non può realizzare un pieno ritorno all’uno. La conoscenza infatti è sempre conoscenza di un oggetto, anche nel suo gradino più alto dunque l’anima resta separata dall’uno. Egli contempla l’uno, ma come oggetto della sua conoscenza. C’è quindi lei come soggetto e l’Uno come suo oggetto. L’anima realizza la piena unità con il principio solo attraverso l’estasi.
    Non ti spiego tutte le ricadute di questa teoria sul cristianesimo, ti accenno solo che Sant’Agostino attinge a piene mani da Plotino.
    Questo percorso che non ti spiego nei dettagli è molto simile a quanto Platone scrive nel mito della caverna. Lì l’anima infatti è chiamata a liberarsi via via dall’illusione sino al punto in cui può uscire e guardare direttamente il sole (anche l’immagine dell’uno come il sole dunque è in realtà Platonica).
    5-l’anima non discesa
    Questo punto purtroppo non l’ho capito bene. Se puoi spiegarmi meglio i tuoi dubbi provo a rispondere.

    Precisazione

    Tieni infine presente che quando si parla di platonismo si intendono cose che posso essere anche molto diverse dal pensiero originale di Platone. Quest’ultimo viene recuperato nella sua interezza e autonomia solo nel rinascimento con Marsilio Ficino. Prima di allora era abitudine di tutti i medievali leggere più che l’autore le teorie di chi parlava di lui. Un uomo medievale aveva più in mente Plotino o anche Agostino quando parlava di Platone che Platone stesso. Oggi diciamo per descrivere questo fenomeno che allora si mancava di tridimensionalità storica e tutto veniva schiacciato per così dire in un unico piano. Un po’ come succede nella divina commedia quando Dante mette assieme Virgilio e buona parte della mitologia greca con il cattolicesimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Vuoi abilitare le notifiche?
Attendi…

No, grazieSi, attiva

Vai alla barra degli strumenti