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Comments

  1. Alessio Farina says

    Domanda: Potresti spiegarmi meglio perché parliamo proprio di paradosso? Ho cercato nel link che mi hai mandato ma non mi è ancora del tutto chiaro.
    michela

    Kierkegard è un antidialettico e antihegeliano, per lui i passaggi da uno stadio all’altro sono “salti”, non momenti di un movimento. Il salto etico dal mondo estetico è banalmente frutto della frustrazione o noia. E’ infondo anch’esso un paradosso si ottiene tutto, ma alla fine si resta inappagati.
    I passaggi da uno stadio all’altro sono quindi momenti di rottura, di crisi, di inabissamento della ragione che è pero un innalzarsi a Dio. Questo inabissamento ha come lato emotivo l’angoscia, come lato logico il paradosso. Il paradosso è il cortocoircuito della ragione, la contraddizione frutto di un ragionamento corretto, lo scandalo di fronte al quale le certezze dell’individuo cedono. E’ proprio la sconfitta della ragione che apre alla fede. La fede è infatti in grado di accogliere il paradosso ed accettarlo, fa quello che la ragione non riesce. Considera che i paradossi possono essere logici, semantici, pratici. I paradossi dentro cui entra la fede sono pratico-morali. Esempio: L’ordine di Dio ad Abramo di sacrificargli il figlio, come segno di rinnovamento del patto. Ubbidire a Dio, ma uccidere il figlio o non ubbidirgli e salvarlo. In entrambi i casi Abramo pecca, la ragione non ha quindi una soluzione, una scelta da poter compiere (ricorda che il tema della scelta è fondamentale per Kieerkegaard in quanto è ciò che permette all’uomo di operare il salto etico, con la scelta originaria di sé). Ecco che lo scandalo che prova la ragione di fronte al comando di Dio, apre Abramo alla fede. Non gli ubbidisce perché è razionale farlo. La ragione è in tilt per così di dire, gli ubbidisce perché crede in lui.

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