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Comments

  1. Giuls says

    La parte dell rapporto da critica della ragion pure e critica della ragion pratica è sbagliata non prendete spunto da questa parte in caso ci dovessero interrogare

    • Alessio Farina says

      Intanto devo ringraziare per il commento. Sono poco abituato all’interazione su questi argomenti in questo Blog. Una migliore indicizzazione degli articoli e probabilmente la tendenza allo studio a distanza sta aumentando il traffico verso i “riassunti”. Sono profondamente dispiaciuto che una interrogazione sia andata male, però probabilmente l’errore sta a monte, ovvero nell’idea che la filosofia possa essere studiata da un blog, piuttosto che da appunti presi in classe. In genere un’insegnate indica anche un testo di riferimento, dando per scontato (anche se a volte non è così) che sia soddisfatta del punto di vista espresso in quel testo. Sempre purtroppo per gli studenti la filosofia non è oggettiva in senso stretto richiede uno sforzo di riflessione e di presa di distanza critica e un certo grado di coinvolgimento con l’oggetto studiato. Ciò premesso sarebbe interessante capire anche dove sia l’errore in questione, in modo da poter esplicitare meglio i concetti. Questo articolo nasce da una revisione di sbobbinature universitarie al contrario di tanti altri che invece allora feci come riassunti per facilitare il recupero di una studentessa durante lezioni private.

      P.S.: Nell’incertezza e non avendo tempo al momento di rivedere il testo, ho tolto direttamente il paragrafo in questione, che devo riconoscere purtroppo era lacunoso e lapidario nella sua semplificazione.

  2. ANONIMO says

    ORRIBILE COME SITO
    LA MIA COMPAGNADI CLASSE HA STUDIATO DA QUI E LA PROF NON E’ STATA DEL TUTTO SODDISFATTA SOLO PERCHE’ AVETE SCRITTO COSE SENZA SENSO E CON NESSUN COLLEGAMENTO.
    MI CHIEDO SE LA PERSONA DA CUI HA SCRITTO QUESTO SE NE E’ RESA CONTO
    PORCAMISERIA

    • Alessio Farina says

      Ho un po’ riflettuto se pubblicare anche questo commento chiaramente seguito dell’altro per la semplice ragione che sussiste una asimmetria di fondo tra lei che si presenta come soggetto anonimo e me che invece sono un soggetto con una identità ben precisa per altro sufficientemente esposta. Come ho scritto in risposta al commento precedente sono profondamente dispiaciuto che sia andata male una interrogazione. Noto però un riposizionamento didattico successivo al COVID che probabilmente sta cambiando il target dei lettori. Non ho mai ritenuto che fosse possibile studiare dai miei articoli e li ho sempre immaginati piuttosto come bignami, spero semplici, per accedere al pensiero dell’autore. La filosofia purtroppo non è oggettiva e spesso ci si ritrova banalmente ad avere conflitti di interpretazione tra studiosi di filosofia. Quando allora davo ripetizioni partivamo sempre dagli appunti dell’insegnante o dal testo di riferimento da lei adottato in modo che non fossero possibili conflitti di interpretazioni. Questo non toglie che nel rileggerlo non ho trovato grossi strafalcioni e mi pare piuttosto un resoconto abbastanza “neutro” dell’autore.

      Purtroppo per voi questo articolo è tratto da un ciclo di lezioni universitarie di cui allora trascrissi l’essenziale. Ora è assolutamente possibile che io abbia ipersemplificato il testo al punto da produrre l’errore di cui evidentemente non mi sono reso conto ed tuttavia altrettanto possibile che per la stessa ragione di ipersemplificazione voi abbiate inteso male. Mi aspetterei quindi che chi ha compreso l’organizzazione scriteriata del testo abbia anche compreso qual’è la corretta lettura della “Critica della ragion pratica” (che temo di aver letto per intero sia in italiano che in tedesco).

      Viceversa il commento si traduce in uno sfogo emotivo, che comprendo tutto, ma che non permette né la mia di crescita, né (cosa ancora ben più importante) la vostra. Imparare dall’errore è sempre possibile, per cui comunque stiano le cose sfrutterei il momento di inciampo come occasione di maturazione personale. Sono profondamente convinto che la rabbia sia un sentimento sano, per cui mi sono reso disponibile ad accogliere lo sfogo e tuttavia caricare su un articolo preso a caso da internet tutta la colpa di una interrogazione andata male, dice più sull’indisponibilità della nuova generazione ad assumersi le proprie responsabilità che sulla qualità di quanto io abbia scritto e di questo non posso che dispiacermi.

      Voglio però conservare il senso buono dei vostri interventi. Se colgo bene c’è una volontà di avvisare il lettore che questo articolo è inaffidabile e non può essere utilizzato a scopo didattico. C’è infondo la genuina volontà di evitare che altri incauti facciano il vostro stesso errore e in questo senso non posso che essere grato del commento. Attraverso le interrogazioni purtroppo passa l’errato presupposto che il giudizio sulla formazione, sia un giudizio sulla vostra persona per cui un’interrogazione finita male può aprire a tipi di sconforto e trasporto emotivo che andrebbero notevolmente ridimensionati. Ciò nonostante se questo articolo può essere stato causa di disorientamento non posso che dispiacermi.

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